Melamorfosi – Gorilla Sapiens Edizioni

(o di quando un progetto di scrittura collettiva si autopubblica in ebook e poi trova anche un editore che lo mette su carta e nelle librerie)

Da circa quattro anni mi vedo ogni mercoledì del mese con una manciata di persone, con le quali condivido la passione per la scrittura. Dopo il primo anno questa realtà, dal nome Cantiere di Letteratura Notturna, ha raccolto i racconti prodotti e li ha autopubblicati in un ebook.

Nulla di nuovo, niente di strano.
Se non che si è verificata una piccola magia,di quelle che fanno bene a chi scrive, a chi legge, a chi si occupa di editoria: un editore (Gorilla sapiens edizioni) giovane, coraggioso, affezionato ai racconti brevi, si è avvicinato alla realtà del cantiere di letteratura, ne ha seguiti i passi, e ha deciso di pubblicare il secondo libro del cantiere: Melamorfosi.

OItre al piacere di poter testimoniare questo salto dall’autopubblicazione alla pubblicazione cartacea con editore, posso gongolarmi per il fatto che l’antologia Melamorfosi contiene un mio racconto.

Infine, il fatto che il primo ebook sia stato creato dall’agenzia spaccatesti, nella quale lavoro, trasforma questo post quasi totalmente in una pubblicità ingannevole e spietata.

Ma chi siamo noi per giudicare?

Bene, ora vi invito a seguire tutti i link che ho inserito nell’articolo, e a leggere, se non le pagine sul web, almeno Melamorfosi.

Ciao

PREFAZIONE

Che succede quando un gruppo di autori incontra una casa editrice? In genere uno dei due cambia strada. Ma in alcuni casi del tutto eccezionali, dopo mesi di reciproco studio, si finisce per pubblicare un libro. E tra i casi eccezionali c’è questo. Gli autori sono i partecipanti al Cantiere di Letteratura Notturna, un gruppo di scrittura che si riunisce all’HulaHoop Club di Roma fin dal 2011. Il libro è Melamorfosi, una raccolta di racconti brevi che ruota intorno a un personaggio creato collettivamente: Arturo Mela, di professione doppiatore.

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Titolo in mezzo

Racconto scritto per il cantiere di letteratura notturna,
mese di febbraio, tema “erotico”:

http://letteraturanotturna.wordpress.com/

adultcontent

Fino a qualche tempo fa ero io il suo unico amore, sempre pronto a lei e alle sue voglie più fantasiose. Accarezzavo lento le labbra della sua fica e mi tuffavo sul suo clitoride. Mi amava con passione, bagnandomi tutto. Ogni notte il nostro rito d’amore si ripeteva e io la portavo sempre all’orgasmo.

Orgasmi spesso multipli. Orgasmi silenziosi, per non farci sentire dai vicini. Orgasmi intensi, soffocati dalla mano di lei che si premeva il palmo sulle labbra, o si succhiava le dita, continuando a godere di me, lì, in mezzo alle sue gambe. Ogni notte facevamo l’amore, e non di rado anche la mattina dopo il suo risveglio, prima che uscisse per andare a lavoro.

Poi, un giorno, tutto finì. La colpa la attribuisco a quell’altro. L’ho visto solo una volta, di sfuggita: magrolino, capelli di un biondo slavato, faccia da idiota. Non lo ama. E poi, li sento quando fanno l’amore: lui viene sempre troppo presto e fa un rumore infernale con i suoi mugugni da cavernicolo. A volte spinge troppo con il bacino; lo so perché non di rado la sento sussurrare “ahia” mentre il letto sbatte ripetutamente contro il muro.

Io invece non mi ammosciomai, e so essere discreto.
Sono sicuro che lei preferisca me, a lui e al suo cazzo di carne.

La solitudine del dildo d’argento

Quell’unica volta che lo vidi, fu perché lei aprì l’ultimo cassetto del comò e mi tirò fuori, mostrandomi a lui con un sottile e voglioso imbarazzo. Ma quell’incontro andò male: manco fossi stato un pezzo di escremento maleodorante, lui sobbalzò e urlò di gettarmi via, che a me, tra di loro, non mi ci voleva. La mattina seguente, ricordo lei che mi prese con fare svelto, dimenticandosi di tutte le ore passate insieme in un groviglio di liquidi e sfregamenti. Mi ripose nella mia confezione per poi infilarmi nel ripiano alto dell’armadio, tra la scatola del MacBook e quella del Trivial Pursuit.

Da quella volta continuo a sentirli fare l’amore ogni notte, o quasi. Ma aspetto, senza gelosia, in attesa che si stufi di lui e che mi riaccolga tra le sue gambe. O che perlomeno cambi amante, trovandone uno che sappia apprezzare anche le mie doti. 

Anche no

Racconto scritto per il cantiere letterario di letteratura notturna: http://letteraturanotturna.wordpress.com/

di Patrizio D’Amico

E mi hanno sbattuto fuori. Lui e lei, veramente enormi: lottatori di wrestling mascherati da baristi di pub. Poco prima, ricordo, ero in piedi sul tavolino, ballavo. Non mi hanno sbattuto fuori per questo, però, o almeno non solo.
L’impatto con il marciapiede bagnato da queste prime gocce di ottobre mi ha fatto passare un pochino la sbronza micidiale e fatto apparire un mal di testa, testa che però già inizia, dopo l’impatto, a ricordare, come risvegliata grazie a un potente ceffone.
Ballavo sul tavolo, quindi, e poco prima ero andato dal dj, chiesto di alzare la musica, lui mi aveva detto di no, io: infilato la mano tra le manopole della consolle e ho fatto fischiare tutto l’impianto.
L’idea di musica con volume più alto mi era venuta in mente mentre ero al bancone, poco prima, doppio amaro buttato giù d’un fiato. E prima di berlo parlavo con una tipa abbastanza decente, diciamo del tipo stivaletto-jeansstretto-magliettascollatasulnulla. Mi aveva offerto un drink strano, viola, e ammiccava. Io lo avevo bevuto, bevuto tutto, senza accorgermene. Ma proprio lei mi aveva passato quel drink dicendo che gli faceva schifo. A me no.
Questa ragazza l’avevo intercettata con lo sguardo dopo che la mia vista si era fatta doppia per le tre pinte di rossa doppio malto bevute al tavolo con Giulio, che poi se ne è andato, Giulio, lasciandomi lì, solo e ubriaco, perché doveva raggiungere la morosa.
E così ho intercettato la fattucchiera con la pozione viola. Giulio, che doveva anche riaccompagnarmi a casa: era passato a prendermi, ingannato anche lui dalla sua serata di libertà che poi è stata stroncata da una telefonata della sua morosa. È andato a scopare, Giulio, lasciandomi qui, ubriaco.
In macchina, mentre raggiungevamo il locale, parlavamo del nuovo disco di Apparat. E prima di scendere per raggiungere la macchina di Giulio, ricordo che mia madre mentre uscivo mi aveva fatto una domanda, quella domanda, uguale tutte le sere:
– Anche stasera esci per bere?
Io, avevo risposto con la solita risposta:
– Anche no.
E quindi sono sceso in macchina, Giulio ha messo l’ultimo di Apparat, lo abbiamo ascoltato e ci siamo detti che è un disco troppo moscio, poi siamo entrati nel locale, abbiamo conquistato un tavolino, chiacchierato e bevuto tre pinte di rossa doppio malto in un’ora, poi la sua morosa ha chiamato, e lui ubriaco è andato a scopare lasciandomi solo, scusandosi, ma lascia stare gli ho detto io, non ci sono problemi, e poi ho intercettato la tipa stivaletto-jeansstretto-scollaturasulnulla e mi ha offerto il drink violaceo e me lo sono bevuto tutto e chiacchieravo con lei
e mi son fatto un doppio amaro
e mi è venuta voglia di musica alta
e sono andato dal dj che mi ha ignorato
e ho fatto saltare l’impianto del locale. Come hanno ripristinato la music mi sono lanciato sul primo tavolino cominciando a ballare e a denudarmi, sì, denudarmi, e proprio in quel momento i due, lui e lei, enormi, sono sbucati da dietro il bancone e mi hanno lanciato fuori, sul marciapiede ormai zuppo della prima pioggia d’ottobre.
Non mi resta che tornare a casa. E mia madre mi chiederà se ho bevuto anche stanotte.
Gli risponderò:
– Anche no.