MANA – libro artistico

MANA è un’ installazione artistica site-specific di Francesca Mariani, realizzata in collaborazione con gli abitanti di Metropoliz_città meticcia per il MAAM_Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz città meticcia a Roma il 21 12 2013.
http://francescamariani.devartstudio.com/art-installations/mana/

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Alla sinistra della foto potete notare una piccola mensola. Su di essa, vi è poggiato MANAbook, una vera e propria costola dell’installazione, che ho realizzato a mano, in copia unica, con l’aiuto di Francesca Mariani e Diana Fiore.

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In sintonia con il senso generale di profonda connessione tra il museo del MAAM e il Metropoliz, il libro riunisce titoli e frasi poetiche associate a frammenti di paesaggi. Scatti fotografici, interni a Metropoliz, da cui vengono isolati dei dettagli attraverso un intervento pittorico bianco di cancellazione che ri-vela nuove possibilità di concentrazione visiva.
Un’ invito a mobilitare lo sguardo verso nuove direzioni.

Il libro, oltre che visibile fisicamente presso il museo del MAAM – Metropoliz dove è esposto stabilmente, è visionabile, se ne avete voglia, tramite questo video.

Grazie per l’attenzione, e passate al MAAM, presso il Metropoliz a Roma, ne vale veramenteveramente la pena, per vedere l’installazione, il libro, ma anche le altre decine di opere site-spcific di diversi artisti sparse per il museo.

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Luoghinteriori

Una mappa emotiva, artistica, concettuale, per orde di viaggiatori persi nel loro labirinto.

Progetto presentato al festival del fumetto indipendente CRACK! edizione 2013.
Tiratura 100 copie, formato A3, stampa qualità tipografica, packaging personalizzato.
Tre miei testi accompagnati dalle illustrazioni di Francesca Mariani e Chiara Luzi.

Un lago nero:

Un lago nero, salato, dal sapore dolciastro, specchio di reflussi gastrici, risultato delle nostre tante cene a lume di candela. Tolte le scarpe, v’immergo i piedi, cercando un poco di quella pace nel nero di pece. Potrei continuare, facendo salire l’acqua oltre le caviglie, fin sopra le gambe, bagnarmi le spalle, arrivare alle orecchie. Ma ho paura che questo nero non vada più via. Lascio quindi che solo i piedi si bagnino, trasformandosi in calzature dipinte, pronte a proteggermi nel viaggio che sto per cominciare. E sarà così facile ritornare sui miei passi, impressi dietro di me come timbri su fogli. Ma ho promesso di non guardare più indietro, ho promesso di dimenticare il lago nero, e le nostre cene a lume di candela, e continuare a camminare. Eppure so, con certezza, di aver lasciato impronte, dietro di me, indelebili, che mi si parano di nuovo, davanti, perché cammino in cerchio generando uno zero di passi.

Labirinto interiore:

Una farfalla si è persa
nel mio labirinto interiore
muove le ali e non sa dove andare,
lo stomaco la inghiotte, si stringe, la perde.
Ho contato i lampioni, mi avevano detto: al terzo, spento, gira a destra,
così uno, due, tre, spento. Ma ho proseguito dritto: a cosa serve un labirinto se mi dai la soluzione?
Voglio un labirinto vero, dove perdermi, da cui non uscire più, se è il caso.
Una città zero da esplorare per dimenticare abitudini e noia;
per ricominciare, ripartire, o solamente dormire.

Un fumatore:

Ho incontrato un fumatore: il rivolo della combustione si alzava dalla sigaretta creando infiniti cerchi nell’aria. Mi ha salutato con un gesto del capo. “E’ tanto tempo che non si vede un turista, da queste parti” mi ha detto. “Qui non è facile arrivare, e ancora più difficile è uscire” ha continuato. “Di solito chi approda qui si è perso: stufo della modernità, della frenesia, del cemento, e incapace di trovare altro” ha concluso. Finita la sigaretta, l’ha schiacciata con il piede e si è incamminato sparendo dietro un palazzo. Sono rimasto a osservare il mozzicone, ancora fumante, a terra, che ha cominciato a vibrare: in meno di un secondo ha cacciato fuori due ali, una coda, un becco, e ha preso a volare.