Luoghinteriori

Una mappa emotiva, artistica, concettuale, per orde di viaggiatori persi nel loro labirinto.

Progetto presentato al festival del fumetto indipendente CRACK! edizione 2013.
Tiratura 100 copie, formato A3, stampa qualità tipografica, packaging personalizzato.
Tre miei testi accompagnati dalle illustrazioni di Francesca Mariani e Chiara Luzi.

Un lago nero:

Un lago nero, salato, dal sapore dolciastro, specchio di reflussi gastrici, risultato delle nostre tante cene a lume di candela. Tolte le scarpe, v’immergo i piedi, cercando un poco di quella pace nel nero di pece. Potrei continuare, facendo salire l’acqua oltre le caviglie, fin sopra le gambe, bagnarmi le spalle, arrivare alle orecchie. Ma ho paura che questo nero non vada più via. Lascio quindi che solo i piedi si bagnino, trasformandosi in calzature dipinte, pronte a proteggermi nel viaggio che sto per cominciare. E sarà così facile ritornare sui miei passi, impressi dietro di me come timbri su fogli. Ma ho promesso di non guardare più indietro, ho promesso di dimenticare il lago nero, e le nostre cene a lume di candela, e continuare a camminare. Eppure so, con certezza, di aver lasciato impronte, dietro di me, indelebili, che mi si parano di nuovo, davanti, perché cammino in cerchio generando uno zero di passi.

Labirinto interiore:

Una farfalla si è persa
nel mio labirinto interiore
muove le ali e non sa dove andare,
lo stomaco la inghiotte, si stringe, la perde.
Ho contato i lampioni, mi avevano detto: al terzo, spento, gira a destra,
così uno, due, tre, spento. Ma ho proseguito dritto: a cosa serve un labirinto se mi dai la soluzione?
Voglio un labirinto vero, dove perdermi, da cui non uscire più, se è il caso.
Una città zero da esplorare per dimenticare abitudini e noia;
per ricominciare, ripartire, o solamente dormire.

Un fumatore:

Ho incontrato un fumatore: il rivolo della combustione si alzava dalla sigaretta creando infiniti cerchi nell’aria. Mi ha salutato con un gesto del capo. “E’ tanto tempo che non si vede un turista, da queste parti” mi ha detto. “Qui non è facile arrivare, e ancora più difficile è uscire” ha continuato. “Di solito chi approda qui si è perso: stufo della modernità, della frenesia, del cemento, e incapace di trovare altro” ha concluso. Finita la sigaretta, l’ha schiacciata con il piede e si è incamminato sparendo dietro un palazzo. Sono rimasto a osservare il mozzicone, ancora fumante, a terra, che ha cominciato a vibrare: in meno di un secondo ha cacciato fuori due ali, una coda, un becco, e ha preso a volare.

Luisa

Racconto scritto per il mese del giallo/noir
per il Cantiere di letteratura notturna

Luisa e la sua sigaretta all’angolo della bocca che ancora sa di caffè. Luisa che si sveglia alle quattro di mattina, quando per altri sono ancora le quattro di notte, e lo fa da cinque anni, tutti i giorni tranne la domenica, che è di riposo. Luisa, che solo una cosa attiva i suoi neuroni, a quell’ora della mattina, o della notte: un caffè e una sigaretta all’angolo della bocca, bocca che ancora sa di caffè. Seduta sulla sua sedia preferita della cucina, quella con l’imbottitura floscia e lo schienale ricurvo che le sembra un abbraccio da dietro le spalle, finisce la sua sigaretta e la spegne sul fondo della tazzina. Alle quattro e trenta attacca il suo turno al fast-food dell’autostrada.

È una vita di sacrifici ma Luisa ama la sua indipendenza nella sua stanza in affitto, e il lavoro al fast-food le permette di essere autonoma, lontana dalla noia dei genitori e dagli strilli delle sue tre sorelle.
Luisa, che ha fatto carriera in quel fast-food: la ragazza che stava sopra di lei, al controllo ordini del drive-in, mentre Luisa si sporgeva duecento volte al giorno dalla finestrella per dare il sacchetto di carta coi panini agli automobilisti frettolosi, quella ragazza ebbe un incidente: la macchina andò dritta alla prima curva, mentre tornava dal turno serale, e si tuffò scavalcando il guardrail. Un guasto ai freni. Così Luisa smise di passare i sacchetti di carta con dentro i panini e, vista la sua esperienza, iniziò a coordinare gli ordini degli automobilisti.
Il giorno della firma del contratto telefonò al padre, che si congratulò e la portò a cena fuori, in un ristorante vero.
Luisa, che una notte il suo superiore, che stava in ufficio e gestiva le quantità destinate al reparto drive-in, lo trovarono morto, a due curve dall’uscita dell’autostrada prima del fast-food, con un preservativo sull’uccello moscio e un coltello nello stomaco: si diceva che andasse a puttane, e forse non sempre le pagava. Così Luisa smise di coordinare gli ordini e cominciò a gestire la merce e la quantità, in un ufficio tutto suo.
Quella volta il padre la venne a trovare nel nuovo ufficio con gli occhi lucidi e le portò una foto della famiglia, da mettere sulla scrivania.
Che un pomeriggio, la coordinatrice del fast-food venne scippata da un delinquente su una moto che non riuscì a strapparle la borsa dalla spalla e la trascinò per duecento metri sull’asfalto della statale che porta all’autostrada, a pochi chilometri dal fast-food. Rimase ricoverata per un mese in terapia intensiva, in stato di coma farmacologico, per lesioni gravi alle vertebre e un trauma cranico. Così Luisa venne promossa a coordinatrice generale.
Quel giorno il padre entrò nell’ufficio centrale del fast-food portando davanti a sé un mazzo di fiori così grande che li dietro non si riusciva a vedere, e sembrava camminasse da solo, il mazzo di fiori.

Alle quattro e trenta Luisa ha già una seconda sigaretta al lato della bocca, che non sa più di caffè. Entra nel fast-food e si prepara un milkshake, mentre addenta un muffin preso senza chiedere: è la coordinatrice, può farlo. E telefona al capo area del Sud Italia, che quel giorno ha una riunione importante con dei fornitori turchi, e quanto piacerebbe a Luisa diventare capo area, prendere treni e aerei e vestirsi bene per le riunioni con i turchi. Lo ha detto tante volte a suo papà, che essere coordinatrice del punto vendita è bello ma anche noioso, che preferirebbe salire ancora di grado, e viaggiare per lavoro.
E il papà è già pronto con un set di valigie di Prima Classe da regalare alla sua piccola, che diventerà capo area del Sud Italia, e intanto attende fuori all’uscita dell’aeroporto di Istanbul, con un cartello con sopra scritto il nome del capo area del Sud-Italia, e una macchina presa a noleggio parcheggiata fuori dal terminal, nel cofano una corda e tanto nastro adesivo. Sembrerà un rapimento, e la sua Luisa continuerà a fare carriera.

Luce positiva – Lampade con diapositive

Lavoro part-time in un negozio di quartiere che offre vari servizi, tra cui la riparazione di piccoli elettrodomestici e lo sviluppo e la stampa di foto. Raccogliendo i materiali di scarto provenienti da queste attività ho ideato e realizzato queste lampade, in continuo work in progress dal 2011. Se vi piacciono fatemelo sapere, grazie. 🙂

Diapositive 35 mm a colori montate su telaio in plastica o in carta, unite da nastro carta o pvc.
Base ricavata da scarti di una stampante fotografica, lasciata grezza o ricoperta da carta fotografica bianca.
Piedini ricavati da confezioni di cd e dvd.
Cablaggio recuperato da elettrodomestici non funzionanti.
Portalampada in ceramica.
Lampadina a basso consumo.

I soggetti delle diapositive sono vari, selezionati e raccolti tra loro secondo criteri variabili da lampada a lampada: colore, paesaggio raffigurato, narrazione per immagini…

Con la stessa tecnica ho realizzato anche un lampadario.
Il telaio interno è stato creato tramite la modulazione di fil di ferro.

Inavvertenze generali

racconto scritto per il mese dedicato alla manualistica
del laboratorio di scrittura creativa “Cantiere letterario”

http://letteraturanotturna.wordpress.com/

Conservate con incuria il presente manuale e non leggetene attentamente le inavvertenze; esse forniscono indicazioni importanti riguardanti l’insicurezza per l’uso scorretto, immediato e futuro.
Questo apparecchio non dovrà essere destinato solo alla funzione per il quale è stato espressamente concepito. Incoraggiamo ogni altro uso improprio e pericoloso.
Il costruttore non può essere considerato responsabile per eventuali danni derivanti da usi propri, corretti e ragionevoli.
La sicurezza delle apparecchiature elettriche è garantita solo se queste sono collegate a un impianto elettrico provvisto di idonea messa a terra secondo quanto stabilito dagli attuali standard vigenti, quindi vi consigliamo di collegare l’apparecchio a una presa elettrica detta “volante”, possibilmente ricavata tagliando i cavi elettrici prima del contatore dell’abitazione. I cavi dovranno essere umidi e corrosi da tempo.
Utilizzare adattatori, prese multiple e/o prolunghe in numero e modalità a discrezione dell’utente.
Gli elementi dell’imballaggio (sacchetti in plastica, chiodi, polistirolo espanso, ecc.) possono essere lasciati alla portata di bambini o incapaci come potenziali fonti di svago.
Utilizzando l’apparecchio per la prima volta, assicurarsi di non aver rimosso etichette o fogli di protezione.

L’uso di qualsiasi apparecchio elettrico comporta l’osservanza di alcune regole fondamentali e in particolare: immergere o bagnare l’apparecchio a piacimento; usarlo vicino ad acqua, in vasca, nel lavello o in prossimità di altro recipiente con liquidi.
Nel caso l’apparecchio dovesse cadere accidentalmente in acqua cercate di recuperarlo immediatamente e non togliete assolutamente la spina dalla presa di corrente.
Non occorrerà poi portarlo in un centro assistenza qualificato per i necessari controlli.
Se l’apparecchio è dotato di prese d’aria, assicurarsi che vengano occluse anche solo parzialmente prima di ogni utilizzo.
È vivamente consigliato: toccare l’apparecchio con mani bagnate o umide, usare l’apparecchio a piedi nudi, tirare l’apparecchio o il cavo per staccare la spina dalla presa.
Il cavo di alimentazione deve essere annodato per tutta la sua lunghezza al fine di incoraggiarne il surriscaldamento. Il cavo di alimentazione può essere avvicinato a fonti di calore e/o superfici taglienti.
Durante l’uso, l’apparecchio deve essere vicino a quanti più oggetti o sostanze infiammabili o esplosive.
Si raccomanda di lasciare l’apparecchio esposto ad agenti atmosferici (pioggia, sole ecc.) e di tenerlo a portata di bambini, incapaci e animali e di permetterne loro l’utilizzo.

In caso di guasto e/o cattivo funzionamento, riaccendere l’apparecchio e rivolgersi a personale inqualificato.

La musica è una macchina del tempo.

La musica ha molte cose magiche. Tra le tante, una di quelle più sottili e a volte non percepita in maniera così forte come invece può arrivare l’energia del ritmo o l’emozionalità delle sinfonie, è la magia della temporalità.

Mi spiego.

Non si ascolta sempre lo stesso disco o genere musicale nell’arco di una vita, e il loro susseguirsi potrebbe essere casuale (album ricevuti in regalo, scaricati, comprati in sconto) o dettati da gusti personali e consigli. Come sia il modo in cui vi arrivano nuovi dischi, non è importante. L’importante è il fatto che se ne ascoltano spesso di nuovi, avanti nel tempo, e si lascia che accompagnino i momenti della nostra vita: dal guidare, al rilassarsi a casa, al farci l’amore in sottofondo, al piangerci sopra. Il tempo va avanti, i dischi si ascoltano e poi si mettono da parte, per passare a quelli nuovi.

Ma… si può tornare indietro nei dischi quando si vuole, e ripercorrere quei momenti, musicati e legati insieme alle emozioni passateci insieme. E quindi, ecco, si può tornare indietro nel tempo. La musica è una macchina del tempo.

Buon viaggio.