Comprare o scaricare ebook? Quando quello acquistato “deve” essere hackerato per poter essere letto.

Ebook pubblicati dagli editori (e acquistati) VS ebook pirata

Il superuovo – Viola di Grado

Secondo post sul tema, con un piccolo cambiamento alle regole decise nel precedente: il file pirata non l’ho trovato su internet ma l’ho creato io stesso, e vi spiego il perché.

È un ebook della Feltrinelli, collana Zoom: piccoli ebook, di poche pagine, scritti da “grandi autori”. Hanno inaugurato la collana con Supersantos di Roberto Saviano a 0,99 centesimi, e l’editore continua con stessa tipologia di ebook e stesso prezzo.

Ho acquistato Viola di Grado (il suo 70 acrilico 30 lana pubblicato con edizioni e/o mi era piaciuto), che ha scritto per Feltrinelli un raccontino dal titolo Il superuovo. Sorvolo sul contenuto, scritto con uno stile molto meno incisivo rispetto all’esordio della scrittrice e condito di visioni paradossali sul futuro sociale dell’Italia che vorrebbero far ridere ma strappano giusto un sorriso. Rimane comunque una lettura squisita se proviamo a farci una frittata. E proprio di frittata si tratta la qualità dell’ebook.

Il superuovo della Feltrinelli aperto con Adobe Digital Edition

Scritto in corpo 14 (forse per non far sembrare il libricino un libricino-ino-ino?), peso del file di 2,2 megabyte (per 18 pagine?) e impaginazione a bandiera! Tutto questo (non credo di star esagerando) è inammissibile…

Il superuovo della Feltrinelli aperto sull’ereader

Quindi, colto da un raptus, ho aperto il file epub con calibre, ho esportato il testo, ho impostato la dimensione font su 12 e l’ho rimpaginato con giustificazione, ho migliorato la resa della copertina (che ora si apre a tutto schermo sull’ereader) e risalvato il file che adesso pesa come dovrebbe (non più 2,2 megabyte ma 152 Kbyte): prima era come se avessi comprato un libro di 18 pagine scritto sul marmo e con l’impaginazione dell’Iliade, ora invece ho come un libro di 18 pagine stampate su carta impaginato da un editore, ma l’ho dovuto fare da me. Ecco il risultato.

Il superuovo impaginato da me aperto con Adobe Digital Edition

Il superuovo impaginato da me aperto sull’ereader

L’unica pecca è che ho esportato l’ebook con il font Times New Roman e non con il DejaVu serif che aveva usato Feltrinelli. Ma non mi va di riaprire il file e risalvarlo e ricaricarlo sull’ereader, in fin dei conti questa operazione serviva solo a farmi leggere l’ebook senza innervosirmi per via dell’impaginazione a bandiera e del corpo 14 del testo.
Comunque, mi son divertito a cambiare anche il colophon, inserendo la mia “firma”.


Non credo metterò mai il file scaricabile su internet, alla fine il libro costa solo 0,99 centesimi quindi se volete leggerlo ve lo comprate (e poi non voglio macchiarmi di hackeraggio letterario). Ho giusto modificato il file che ho acquistato io stesso per far capire a chi fa questo mestiere che si può fare di meglio, bastano 20 minuti di lavoro in più. Sbaglio?

Che poi, Feltrinelli è un editore che amo, non voglio scagliarmi contro di lui; solo, certe cose mi fanno cadere le braccia, quindi questo pomeriggio di venerdì 17 agosto l’ho dedicato alla Feltrinelli sperando di contribuire al miglioramento dei suoi futuri ebook per la collana Zoom.

Se avete commenti, insulti, critiche, scrivete pure qui sotto, c’è la sezione commenti che è fatta apposta.
Ciao!

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    • Boh… io ho semplicemente twittato il mio articolo menzionando feltrinelli ZOOM. E non che il mio blog sia seguitissimo o famoso. Però hanno pensato bene di migliorare il file in questione… (solo quell’ebook, perché il Feltrinelli ZOOM di Yoshimoto che ho comprato poco dopo continua a presentarsi impaginato coi piedi)!

  1. Pingback: di Amazon e ebook, e prezzi scontati, e formati proprietari, e forse non è sempre meglio Amazon. | esplosionementale

  2. La cosa buffa è che spesso la pirateria diffonde dei file di scarsa qualità: film ripresi dalla sala, libri digitalizzati con un grezzo ocr, ecc. Questo è un caso in cui la pirateria (parola da prendere con le pinze, ovvio) “migliora” il prodotto iniziale. C’è da riflettere davvero.

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