Bovarismo, dowshifting e Kavafis

Bovarismo, downshifting e Kavafis

Racconto scritto per il cantiere di letteratura notturna:
http://letteraturanotturna.wordpress.com/

 

Suona la sveglia. Sono le 8:00, dovrei fare colazione, velocemente, poi lavarmi, vestirmi, infilarmi in macchina, infilarmi nel traffico, infilarmi in un parcheggio, infilarmi in ufficio. Penso alla sequenza di cose e gesti che dovrei fare, immagino anche un paio di bestemmie sulla Pontina circondato da altri automobilisti bestemmiatori, ma sono ancora nel letto, e si son fatte le 8:30. Oggi, come ieri, come avant’ieri, rimango nel letto. Gli occhi ce li ho aperti a metà, fissi sui pallini della sveglia che lampeggiano tra il numero otto e il numero trenta. Trentuno.
Con la mente sono già in ufficio, saluto Sabrina che oggi indossa una maglia scollata e quell’esplosione di tette mi provoca un’erezione. L’alzabandiera mattutino, immaginario, perché le tette Sabrina non le espone mai, in ufficio: sta sempre con maglie a girocollo, a collo alto in realtà. Meglio rimanere nel letto e immaginare di andare a lavoro e avere un’erezione: almeno Sabrina, così, è sexy.
Sono le 11:30, penso sia ora di svegliarmi. Da quando ho deciso di prendere in mano la mia vita, invece di lasciarmi trasportare da eventi ciclici e monotoni come la routine del lavoro, i pasti, libri o film dopo cena e le domeniche in bicicletta, da quando ho deciso di spezzare questa routine mi sveglio sempre dopo le 11. Ho lasciato la sveglia alle 8 in punto per ricordarmi quanto sono fortunato nel poter dormire quanto cazzo voglio.
C’è una patologia chiamata bovarismo. L’ho scoperta su facebook, grazie allo status pubblicato da un amico. Poi ho capito cosa vuol dire bovarismo andando su google. Cito, dal dizionario on line della hoepli: «Atteggiamento di chi si ritiene diverso da quello che è, costruendosi un mondo immaginario nel quale proietta desideri e frustrazioni che nascono dall’insoddisfazione per la propria condizione reale.» Quando ho compreso che il bovarismo è la malattia di chi vive una vita soffrendo, perché vorrebbe viverne una diversa, allora ho anche capito che sono affetto da bovarismo. Da quel giorno non vado più a lavoro, anche se l’azienda è la mia. Posso lavorare da casa, usando le e-mail, e il resto del tempo lo dedico alla mia passione, ovvero riuscire a scoprire di avere qualche passione. Ho cominciato a prendere in mano la mia vita.
È mezzogiorno e mi alzo dal letto, non solo con la mente, stavolta, ma col corpo. Faccio colazione, lentamente, non mi vesto, esco in giardino in pigiama, ascolto gli uccellini che cantano, osservo il ramo dell’albero di arance che ondeggia. Lo osservo per una decina di minuti. Posso.
Ho trovato l’antidoto al bovarismo, si chiama downshifting, o semplicità volontaria: cito da wikipedia: «Vivere in semplicità – ovvero la scelta da parte di diverse figure di lavoratori, particolarmente professionisti – di giungere a una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero. »
Quindi, da quando curo il bovarismo con il downshifting, ho ridotto il mio salario, le ore lavorative, e ho aggiunto tempo libero, che passo a dormire o a guardare il ramo dell’albero di arance in attesa che qualche passione mi travolga.
Stasera uscirò con un’amica, Mirella, che tiene sempre le tette in bella mostra, e a me dà fastidio perché ogni tanto potrebbe anche coprirsele, che poi ce le ha piccole, e non mi provoca nessuna erezione mattutina, figuriamoci quelle serali. Esco con lei perché gli ho spiegato tutto il mio piano per il futuro, i cambiamenti che sto mettendo in atto, e in risposta mi ha detto che secondo lei sono depresso. Mi porterà una poesia, ha detto, una di quelle che cambiano la vita.
Postamela in bacheca, su facebook, gli ho risposto. Ma lei ha insistito per uscire.

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