Lavoro culturale a risposta multipla

Lontano 2009: il comune di Roma bandisce 22 concorsi per 1995 posti di lavoro. Tra questi, 43 posizioni per funzionari biblioteche.
Odierno 2012: partono le preselezioni: siamo 3600 candidati, persona più persona meno, per 43 posti.
Mi ritrovo sotto il sole che squaglia l’asfalto del parcheggio davanti al Palalottomatica. Come me, altri aspiranti bibliotecari affollano l’ingresso. Quando passiamo i cancelli del palazzetto mi scappa un: “E’ più bello quando entro qui per i concerti” e una tipa accanto a me se la ride nervosa. Stemperiamo.

Entrati, dopo qualche minuto d’attesa, la sensazione è quella di trovarsi in un’arena, pronti per la lotta contro i leoni. Ci mandano di qua, poi di là, faccio vedere i documenti a un ragazzo gentile dietro un banchetto e mi danno fogliettini vari e codici a barre adesivi. Alla fine conquisto un posto a sedere.

C’è un signore vestito elegante che, con una voce da speaker, spiega tutte le manovre da compiere per effettuare il test, cosa fare e cosa non fare, compresi i vari ‘perché’ potrebbero invalidare la prova. Poi entrano le scatole con i quiz. Mi viene in mente il gioco dei pacchi, quello che faceva Bonolis sulla rai e che ora fa non so chi, perché la tivù non la vedo più. Una veloce chiacchiera con chi mi circonda mi fa capire come più della metà di noi non ha studiato un cazzo (è bastato chiedere alla mia destra – un’adorabile ragazza con un vestito motivi floreali – alla mia sinistra – un uomo con le toppe sui gomiti della giacca che solo a vederlo sembrava già un bibliotecario doc – sopra e sotto – individui di cui ho facilmente cancellato facce e vestiti) e tutti mi han risposto che le domande di prova erano troppe, tutte difficili, che, insomma, un po’ come me, stavano li per provarci, affidarsi alla fortuna, assistere a quel teatrino: l’attesa fuori, lo speaker, l’entrata dei pacchi.

Quando inizia il test, visualizzo in sovraimpressione (grafica simile al gioco dei pacchi) il montepremi: Contratto a tempo indeterminato categoria D1.
40 minuti per 60 domande, ovvero: la metà leggile con cura e rispondi con calma, l’altra metà metti crocette a caso. Sto piegato sul foglio per tutti i 40 minuti, cercando di trovare un senso a tutto questo:

La pubblica amministrazione deve motivare gli atti amministrativi a contenuto generale?
A) No, la motivazione per tali atti è espressamente esclusa all’art. 3 della l. n. 241/1990.
B) Si, perché producono effetti nei confronti di terzi.
C) No, la motivazione è richiesta nei soli casi espressamente previsti dalla legge.
D) No, la motivazione è richiesta solo per i provvedimenti giurisdizionali.

O, ancora:

Dispone il Tuel che gli accertamenti finanziari di competenza sono rettificati, al fine di costituire la dimensione finanziaria di componenti economici positivi, rilevando ai sensi dell’art. 229, anche:
A) Le quote di ricavi pluriennali.
B) Le quote di ammortamento di beni a valenza pluriennale.
C) Le quote di ammortamento di costi capitalizzati.
D) I costi di esercizi futuri.

Insomma, qualche domanda relativa alla classificazione dei volumi nelle biblioteche, o domande generali sull’editoria, c’erano, ma la maggior parte dei quesiti (e per maggior parte intendo 36 su 40) erano come questi sopra, cose di amministrazione degli enti, dei comuni, bilanci, pubblica amministrazione…

Lo sapevo, sia chiaro: le 1784 domande tra le quali avrebbero selezionato le 60 che compongono il quiz erano liberamente scaricabili da qui un mese prima del test, per questo lo studio mi è sembrato inutile, per questo ero li insieme ad altre centinaia di persone solo per provarci, in cerca di una botta di culo, proprio come ai pacchi di Bonolis (o chi per lui). Però, nel profondo, spero che, chi ha totalizzato un punteggio pari a 60 e passerà alle prove scritte e poi agli orali che daranno vita ai definitivi ultimi 43 cervelloni che andaranno a rinforzare il team delle biblioteche di Roma, sappiano indicarmi lo scaffale giusto il giorno che avrò bisogno del prestito del volume “Bartleby lo scrivano” di Melville, e non cerchino invece di spiegarmi come, a norma di quanto dispone il Regolamento sull’ordinamento degli Uffici e dei Servizi di Roma Capitale, il Capo di Gabinetto del Sindaco assiste alle riunioni della Giunta Capitolina con funzioni consultive e referenti.

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