Un gioco semplice

Racconto scritto per il cantiere di letteratura notturna:
http://letteraturanotturna.wordpress.com/

Era un gioco semplice. La prima regola stava nel farlo solamente quando, tornando dal Pub, erano sbronzi, ma veramente, totalmente sbronzi. Pur nella difficoltà di ricordare addirittura la via di casa, entrambi, in quelle occasioni di pendenza fisica e mentale, si guardavano negli occhi, al momento giusto, illuminandosi e ricordando l’uno all’altra di quel gioco. Si arrampicavano sulla parete di terra che si alzava davanti a loro e che ogni volta dovevano superare per tornare dal pub. Lì sopra, poggiati da chissà quanti anni, c’erano i binari. Arrivati in cima, dopo qualche capitombolo, ruzzolando, risalendo, ridendo nell’ebbrezza dell’alcool, si fermavano uno di fianco all’altra. Mettevano i piedi sui binari e, cercando di tenersi in equilibrio, cominciavano a camminare. Era nato tutto per gioco, pensando alle scene dei film americani che guardavano insieme sul divano, quei telefilm dove i poliziotti fermano le persone nella notte e li fanno camminare lungo le linee bianche della statale, per vedere se sono ubriache. Il gioco li faceva ridere perché tutti e due erano ubriachi fradici e sarebbe stato impossibile tenersi in equilibrio, ma era un gioco semplice proprio perché, trovandosi su due binari paralleli, potevano sostenersi a vicenda. I primi passi erano sempre incerti, spesso scivolavano fuori dalla stretta superficie di metallo ma poi, aiutandosi, tenendosi in tensione con le braccia oppure tirandosi, trovavano il ritmo, l’equilibrio, e riuscivano a camminare per un po’.
Cinque passi, camminando paralleli.
“Pensa se passasse il treno” diceva sempre lui.
Dieci passi, nella stessa direzione.
“Ci schiaccia o frena in tempo, secondo te?” diceva lei.
Quindici passi, destinati a non incontrarsi mai.
“Fiùùù Fiùùù” faceva lui.
Era un lavoro di pesi da calibrare, di oscillazioni da gestire, sul proprio corpo, e da interpretare, in base a come suggeriva il corpo dell’altro. Una fiducia nel sentirsi a vicenda.
Venti passi, un gioco semplice che finiva lì.
Scendevano dalla piccola altura ruzzolando un po’ meno, perché quel camminare sui binari li rendeva sobri, quasi. Una volta scesi, quasi sempre si rincorrevano, si abbracciavano, si incrociavano, come a voler compensare quella sensazione di aver camminato troppo paralleli e di aver pensato di non potersi incontrare mai più. Ridevano, divertiti da quel gioco stupido, e si dirigevano a casa con dentro la voglia di sesso ubriaco. Era un gioco semplice che riusciva a far percepire l’uno all’altra più vicino di prima. Semplice, eppure il più importante.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...