Caccia allo scrittore – Storia di un totalitarismo culturale

(Racconto apparso su Ziguline)

Non lo vedevo da mesi e ora eccolo, seduto al tavolino esterno del bar, come mi aveva detto per telefono.
“Ei, come va? Quanto tempo!”
“Sì, un bel po’. Come stai?”
“Uff, tutto il giorno a scrivere, da quando è uscita la legge lavoro come un matto.”
“Proprio così: c’hanno fregato, maledetti editori. A te, che fai lo scrittore, e a noi, semplici cittadini.”

Già, perché nel 2015, quando l’industria editoriale aveva dichiarato a voci congiunte il suo totale fallimento, tutti avevano gridato allo scandalo. Un mondo senza più libri, Cultura in bancarotta, Fahrenheit 451 è realtà, recitavano, in simili e più o meno drammatiche salse, blog, siti d’informazione e quei quotidiani sopravvissuti alla crisi. Piccoli, medi e grandi editori avevano ammesso che il mercato era imploso, che nessuno comprava più libri, che fare gli editori era diventato semplicemente impossibile, eccetera.
Così nacque il movimento, dal basso, e pian piano convinse tutti, anche chi non aveva comprato neanche un libro negli ultimi tre anni (ovvero il 92% della popolazione). Sarà stata colpa di un sentimento di nostalgia all’idea di non poter più ammirare l’oggetto libro, così vintage, nelle vetrine delle altresì vintage librerie; oppure fu il reale shock che colpì molti come uno schiaffo ricevuto da uno sconosciuto: che nazione è quella che fa fallire il libro? Dov’è la cultura che ha reso grande l’Italia? Così proliferò, il movimento rivoluzionario per la salvaguardia della cultura si trasformò in una raccolta di firme, una petizione nazionale che approdò in parlamento, che divenne decreto-legge e, a furor di popolo, realtà. La legge sull’obbligo dell’acquisto del libro:

LEGGE 10 dicembre 2015, n. 408

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 dicembre 2015, n. 398, recante disposizioni urgenti per la rinascita del mercato editoriale italiano.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

Il PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA promulga.

Così ora c’è Gioacchino che, con tutti i libri che è obbligato a comprarsi quotidianamente in base al reddito dichiarato, ci si sta costruendo una dependance abusiva poggiata al muro del garage dietro casa: li usa come mattoni, i libri. Isabella, invece, sta agli arresti domiciliari da due mesi perché s’è rifiutata di pagare le sanzioni amministrative che gli sono arrivate per non aver compilato il modulo on-line dove si impone di dichiarare titolo, autore, data e luogo d’acquisto dei libri per l’anno 2016; Giulio, che ha riaperto la sua libreria e sta facendo soldi a palate, è odiato da mezzo quartiere, e hanno anche provato a dargli fuoco, non a Giulio ma alla libreria, e sono arrivati subito i pompieri, che se gli avessero bruciato casa arrivavano che era già tutta cenere. Michele, che voleva lavorare in casa editrice, ora c’è riuscito: sta facendo uno stage retribuito che tre anni fa era impensabile, ma sta tutto il giorno a compilare e archiviare i moduli di conteggio delle pubblicazioni per il Ministero della cultura, altro che editing. Io, che facevo lo ‘scrittore esordiente’, mi ritrovo a pubblicare un libro all’anno, me lo impongono perché c’è carenza di testi inediti di qualità, e quasi quasi rimpiango gli anni di quando era così bello scrivere qualcosa e non riuscire a pubblicarla, che almeno la mettevi sul blog e chi la leggeva era contento di farlo, e non obbligato.

“Sì, per salvare la cultura hanno creato un cazzo di totalitarismo culturale. E io di scrivere romanzi uno dopo l’altro non ce la faccio più.”
“Beh, non so se hai sentito di quel nuovo movimento…”
“Quale?”
“Dai, stava anche sul sito di Repubblica qualche giorno fa, con le foto di trenta librerie bruciate nel giro di una notte tra Firenze e provincia. Hanno rimosso la gallery per paura di emulazioni.”
“Non ne so niente, non ho tempo per informarmi da quando c’ho le scadenze dell’editore. Come si chiama ‘sto movimento?”
“Non ci crederai, si fan chiamare MO.N.T.A.G.”
“Come il protagonista di fahrenheit!”
“Già, ma è una sigla, significa: movimento nazionale dei trogloditi e analfabeti guerrieri. Lasciano comunicati rivoluzionari, si dicono pronti a qualsiasi azione pur di bloccare la legge, che la gente non c’ha i soldi per mangiare, altro che comprare libri.”
“Beh sì, è vero, io che scrivo non dovrei dirlo ma… una tassa del genere, per alcuni, è uno strazio.”
“Pensa, li avevo contattati ancora prima di vedere gli articoli su di loro. Avevano messo degli annunci anonimi su kijiji dove cercavano gente che conoscesse scrittori.”
“Ah sì? …e perché li hai contattati?”
“Perché conosco te, che scrivi…”
“Ah! E che ci devono fare, questi di MONTAG, con gli scrittori?”
“Facciamo così: basta domande, prendi la giacca e vieni con me. Ho la macchina qua fuori.”
“Seee, magari amico mio: devo tornare a casa e finire di correggere le bozze che…”
“Forse non hai ancora capito bene. Eppure strano, dovresti esse’ intelligente visto che fai lo scrittore.” così dicendo scosta il giubbotto e mi mostra una calibro 9 infilata nella cintura. “Mettiti la giacca, basta domande e vieni con me: se non fai casino ti concedo l’ultimo caffè.”


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