Breve diario di un diurno forzato

Racconto scritto per il cantiere di letteratura notturna:
http://letteraturanotturna.wordpress.com/

La notte è andata. Eccoci, tutti lì a guardare. La cosa è successa gradualmente su tutta la superficie della terra: un’attesa eccitante.
Si stava sui cofani delle automobili, seduti sulle panchine, sulle sedie portate da casa, nei parchi, sui terrazzi delle case, sui balconi. C’è chi andò anche al mare, per vederlo sorgere lì, il sole, dalle acque, e salutare così la notte. L’ultima.
– Ecco che se ne va, guarda guarda guarda – dicevamo tutti. E da nero il cielo cominciò a farsi blu, poi più chiaro, verde quasi bianco, e BAM!: il raggio di luce del nuovo prossimo intramontabile giorno stava davanti ai nostri occhi e non lo lasciammo più.

La notte è andata da qualche giorno. In molti saltano di gioia, in giro si sente dire che è stata sconfitta la vecchiaia, che il tempo si è fermato, tanti inneggiano ai Maya.
Il fatto è che, Maya o non Maya, nessuno s’aspettava una cosa del genere. Ok i supertelescopi, le rilevazioni a infrarossi e tutte le tecniche astrologiche all’avanguardia che abbiamo, ma neanche uno scienziato si era preoccupato di controllare la luce, un fascio di luce e non un pianeta, in avvicinamento.
In due parole: noi giriamo intorno al sole, ma lui gira intorno a un altro sole. E BAM!, ora la sua luce, quella del super-sole, ci ha raggiunti, e la giornata solare, 24 ore diciamo, in questa super-gallassia che ci contiene, dura da noi in relazione circa… duecentomila anni. E questa è solo una previsione, in realtà ancora devono capire bene quanto durerà di preciso la giornata del Super-sole. Otto minuti ci mette la luce del sole ad arrivare su di noi? Bene, Ottomila anni c’ha messo quella del super-sole a raggiungerci, e ora rimarrà qui, sempre, giorno e nott… ehm, giorno e giorno.

La notte è andata da qualche mese, due, tre, giù di lì. La gente però continua a invecchiare, il tempo non si è fermato, erano tutte dicerie. Le piante stanno impazzendo, le persone peggio. C’era un tizio che vedevo tutte le mattine andare a lavoro, Rayban a specchio e valigetta. L’altro giorno, o notte mascherata da giorno non so, è uscito in un abito a tubino di raso azzurro, tacchi e calze a rete. Se quelle cose le faceva solo di notte, ora deve farle solo di giorno. E così tutti, chi la notte dormiva, chi lavorava. La gente vaga, abbiamo delle facce terribilmente post-atomiche. E siamo sempre con l’occhio all’orologio ma non si capisce bene perché, non è più come prima. Come dice il nuovo detto: anche se il metronotte attacca all’ora giusta, lavora di giorno e non di notte. Ci sarà a breve una forte isteria di massa, me lo sento.
E i locali hanno tutti una nuova bibita in vendita, il Black Sky. Non si sa che miscuglio chimico sia ma si sono sbrigati a renderlo legale. Così ora ti fai un bicchiere di questo Black Sky e intorno a te sembra notte, vedi… quasi buio. Secondo alcuni rende ciechi, per altri rende ciechi e impotenti. C’è chi dice dia dipendenza, dipendenza da notte indotta chimicamente. Sta di fatto che siamo costretti a farcela così, l’illusione della notte.

La notte è andata da molto tempo, i mesi si confondono, le giornate peggio. Dicono che questo sarà l’anno Zero. Che tra qualche decina di anni nessuno si cagherà più Gesù: il tempo, il nuovo tempo, comincerà a essere contato da ora, 2012, primo anno senza notte. Mi bevo l’ennesimo Black Sky qui all’HulaHoop, e non posso fare a meno di ripensare a quando la notte si usciva, si incontrava gente, si beveva, si ascoltava musica nei locali semibui e poi uscivi fuori a fumare una sigaretta e… Atmosfere andate di quando la notte si rimaneva a casa, quando si stava insieme a guardare fuori dalla finestra le scie rosse delle macchine, quando la notte c’erano le stelle, quando la notte arrivava o sapevi che stava per arrivare. Potessi tornare indietro, lo direi a tutti; una specie di messaggio profetico, subliminale, scritto ovunque: finché c’è, godetevela.

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