Anche no

Racconto scritto per il cantiere letterario di letteratura notturna: http://letteraturanotturna.wordpress.com/

di Patrizio D’Amico

E mi hanno sbattuto fuori. Lui e lei, veramente enormi: lottatori di wrestling mascherati da baristi di pub. Poco prima, ricordo, ero in piedi sul tavolino, ballavo. Non mi hanno sbattuto fuori per questo, però, o almeno non solo.
L’impatto con il marciapiede bagnato da queste prime gocce di ottobre mi ha fatto passare un pochino la sbronza micidiale e fatto apparire un mal di testa, testa che però già inizia, dopo l’impatto, a ricordare, come risvegliata grazie a un potente ceffone.
Ballavo sul tavolo, quindi, e poco prima ero andato dal dj, chiesto di alzare la musica, lui mi aveva detto di no, io: infilato la mano tra le manopole della consolle e ho fatto fischiare tutto l’impianto.
L’idea di musica con volume più alto mi era venuta in mente mentre ero al bancone, poco prima, doppio amaro buttato giù d’un fiato. E prima di berlo parlavo con una tipa abbastanza decente, diciamo del tipo stivaletto-jeansstretto-magliettascollatasulnulla. Mi aveva offerto un drink strano, viola, e ammiccava. Io lo avevo bevuto, bevuto tutto, senza accorgermene. Ma proprio lei mi aveva passato quel drink dicendo che gli faceva schifo. A me no.
Questa ragazza l’avevo intercettata con lo sguardo dopo che la mia vista si era fatta doppia per le tre pinte di rossa doppio malto bevute al tavolo con Giulio, che poi se ne è andato, Giulio, lasciandomi lì, solo e ubriaco, perché doveva raggiungere la morosa.
E così ho intercettato la fattucchiera con la pozione viola. Giulio, che doveva anche riaccompagnarmi a casa: era passato a prendermi, ingannato anche lui dalla sua serata di libertà che poi è stata stroncata da una telefonata della sua morosa. È andato a scopare, Giulio, lasciandomi qui, ubriaco.
In macchina, mentre raggiungevamo il locale, parlavamo del nuovo disco di Apparat. E prima di scendere per raggiungere la macchina di Giulio, ricordo che mia madre mentre uscivo mi aveva fatto una domanda, quella domanda, uguale tutte le sere:
– Anche stasera esci per bere?
Io, avevo risposto con la solita risposta:
– Anche no.
E quindi sono sceso in macchina, Giulio ha messo l’ultimo di Apparat, lo abbiamo ascoltato e ci siamo detti che è un disco troppo moscio, poi siamo entrati nel locale, abbiamo conquistato un tavolino, chiacchierato e bevuto tre pinte di rossa doppio malto in un’ora, poi la sua morosa ha chiamato, e lui ubriaco è andato a scopare lasciandomi solo, scusandosi, ma lascia stare gli ho detto io, non ci sono problemi, e poi ho intercettato la tipa stivaletto-jeansstretto-scollaturasulnulla e mi ha offerto il drink violaceo e me lo sono bevuto tutto e chiacchieravo con lei
e mi son fatto un doppio amaro
e mi è venuta voglia di musica alta
e sono andato dal dj che mi ha ignorato
e ho fatto saltare l’impianto del locale. Come hanno ripristinato la music mi sono lanciato sul primo tavolino cominciando a ballare e a denudarmi, sì, denudarmi, e proprio in quel momento i due, lui e lei, enormi, sono sbucati da dietro il bancone e mi hanno lanciato fuori, sul marciapiede ormai zuppo della prima pioggia d’ottobre.
Non mi resta che tornare a casa. E mia madre mi chiederà se ho bevuto anche stanotte.
Gli risponderò:
– Anche no.

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