Mi hanno rubato la macchina!


Torno verso la mia panda 4×4 comprata sei anni fa da un contadino di periferia e penso alla serata appena finita. Serata a casa dei miei amici, ovvero una serie di azioni ripetutesi con metodica spontaneità in un susseguirsi di imprevedibili azioni ovvie: entro, saluto, canna, stappiamo il vino, chiacchieriamo, accendiamo la tivù, canna, vediamo la tv, chiacchieriamo, canna, vediamo le chiacchiere, beviamo la tivù, accarezziamo il gatto, chiacchieriamo, arriva un altro amico, ridiamo, ridiamo, canna, ancora ridiamo, saluto tutti, esco.
Arrivato alla macchina, mi fermo un attimo prima di aprirla. Sensazione strana ma dopo tutto quello che ho bevuto e fumato stasera… poche paranoie e tornare a casa. Stop.
Entro. Metto in moto. Mi giro per fare retromarcia.
Shhh. sento da dietro il mio sedile, e poi sbucano due tizi.
Rimango con la marcia ingranata, girato verso di loro. Il cuore salta di un battito, una morsa veloce mi stringe lo stomaco, ma poi tutto passa con un respiro profondo. Davanti a me, cioè dietro al sedile ma davanti la mia faccia, ho due zingarelli. Avranno qualche anno meno di me. Hanno delle facce cattive e un attimo dopo impaurite.
Che paura! gli dico sorpreso. Ma chi cazzo siete? mi lamento con lo stesso tono.
Stai zitto porca troja e.. zitto. mi fa quello di destra avvicinandosi molto alla mia faccia e colpendomi con tre bollicine di saliva.
Ok sto zitto però spiegatemi perché! Cioè, ho una macchina del cazzo, sto fumato, a tre curve da casa mia dove abito con i miei. Ma cosa mi volete rubare? gli dico d’un fiato.
I due mi guardano e poi si guardano e poi si riguardano e tornano a guardarmicisi e io quasi quasi intreccio le due facce. Il vino era veramente buono.
Lo sapevo che dovevo prendere la bicicletta! gli urlo quasi in faccia. mi sa che sono ubriaco.
Senti zio non ti vogliamo rubare un cazzo. dice improvvisamente uno dei due con tono abbastanza fermo, che quasi mi mette timore. ma sto così rilassato dalla serata e bello bevuto che lo guardo e gli sorrido.
Senti zio, esordisce l’altro nello stesso modo del primo. Sarà una tattica. penso.
Senti zio, devi portarci un po’ in giro anzi devi portarci in un posto. dice duro.
E allora qui mi rilasso, mi rilasso ancora di più. Gli dico: Ma ceeerto ragazzi, andiamo dove volete. e continuo ad dirgli felice: Io domattina dovevo andare al mare e magari ci vado lo stesso perché non ho un orario preciso, mi va anche di guidare, dai, anche se farò più tardi del previsto andiamo in questo posto che dite voi, vi accompagno volentieri cazzo dai, mi prende a bene sì. Bello.
e intanto ho: re-ingranato la retromarcia, poggiato il braccio sul sedile affianco a me, uscito accelerando abbastanza dalla stradina in cui ero parcheggiato. Rapido poi con la mano destra ho pigiato il tasto della radio che è partita con volume bassino ma con ritmo latino, ho sorriso ai ragazzi dietro mentre gli parlavo, ho controsterzato sulla ghiaia con la facilità di chi ha il servosterzo ma io fingevo, ho poi messo la prima e sono partito.
Ci divertiremo. dico di nuovo.
Ma sei deficiente! Non stiamo andando a fare gita. Non ti devi divertire. mi dicono alternandosi da dietro.
e io allora rimango un attimo zitto. Ingrano la seconda e poi la terza e poi la quarta prendendo velocità, se quella del pandino crosso country si può definire velocità, e comunque accelero, tanto per due chilometri è sempre dritta fino all’uscita del quartiere, e
Cioè, sentite un po’. gli dico abbastanza serio. Mo ragazzi, parliamoci chiaro, io non è che sono contento di quello che fate è. Anzi che sto tranquillo, fumato, e vi ho detto vabbè andiamo. continuo con lo stesso tono: Mo neanche questo vi va bene? Cioè, già se ci penso mi rode il culo che io lavoro tutta la settimana e sacrifico ora della mia vita al micidialmente indispensabile guadagno del denaro, mentre voi andate in giro a rubarlo. E non vi dico un cazzo, mica faccio il poliziotto io. Secondo me dovreste lavorare anche voi invece di andare in giro a rubare ma non vi disprezzo, non è che ve lo vengo a dire rompendovi le palle al campo nomadi. loro stanno zitti, il ritmo latino di sottofondo è diventato rap francese, forse sto su radio onda rossa, e continuo a dirgli: Siete fatti così dovete rubare, ok, che due palle però finché non fate male a nessuno fate come cazzo volete. Ora, mi beccate in una circostanza tranquilla, vi dico che v’accompagno, e fate anche i sostenuti? Cioè, fatemi almeno divertire, sennò chiamo la polizia e vi faccio arrestare cazzo, nooo!
Ma che polizia figlio di troia. mi fa il primo mentre il secondo fa spuntare qualcosa di metallico e appuntito di fianco alla mia visuale dallo spazio dei sedili posteriori. Riconosco subito che è un cacciavite, usato per aprirmi la macchina. Non sto più tanto tranquillo, anche se comunque non è una pistola (che credo avrebbe provocato immediato ritorno alla realtà e forse sicuramente senza dubbio un principio di infarto nel mio cuore) e non è neanche un vero coltello affilato o che può far male, ma solamente un cazzo di cacciavite, che comunque è un arma ma magari non l’hanno mai usata come arma. Insomma, io anche ho aperto qualche macchina col cacciavite, per scherzare, tipo quelle del nonno che erano anni che stavano nel vecchio pagliaio e andavo li a cazzegiare e
Oh! mi fa il secondo dandomi un bel colpo con la mano sulla testa. Ma la smetti di parlare, ‘cazzo mi frega a me di tuo nonno.
Ops. penso. insacco leggermente la testa nelle spalle, accellero. non mi ero proprio accorto che stavo parlando. pensavo di stare a pensare. sto veramente fuori forse neanche potrei guidare per come sto sfatto. il palato ha il sapore della bottiglia di Cacciaro(?) bevuta a casa degli amici.
Vabbè ma che avete combinato per ritrovarvi così? Cioè. continuo a dirgli. Siete ladri giusto? Mi stavate nella pandarella nascosti al buio con un cacciavite e speravate di beccare il contadino con la cassaforte nascosta dietro al porcile. E invece. continuo a dirgli. Ci sono io. Ora, dico, ma una macchina con la quale siete venuti qua dov’è? Usate quella per andare via. Diciamoci ciao arrivederci e scusa il disguido, e ve ne andate con la vostra, no? Io dico che si può fare. gli dico. Che ne dite? gli dico.
Vabbè ma questo è proprio scemo! dice il primo.
Buttiamolo giù e prendiamoci sta carretta. dice l’altro.
Cioè scusate, ma non avete una macchina vostra? Ve la siete fatta rubare? Bei ladri! dico io.
E loro non rispondono ma mi danno un pugno in testa rinforzato dal manico del cacciavite e cazzo che male. chiudo gli occhi mi porto le mani alla testa guardo in basso lascio il volante, dietro loro si avventano in avanti per prendere il controllo del pandino. rialzo la testa e vedo un albero e ci sterzo contro gli vado dritto addosso e i fari lo illuminano e immancabilmente gli stiamo finendo addosso col 4×4 lanciato in quarta fino a poco fa a due chilometri da casa mia, da casa degli amici, del vino delle chiacchiere del gatto dell’altro amico arrivato dopo. Contro l’albero. Bella botta.

Osservo la macchina da fuori l’abitacolo. Sono illeso cazzo, sono illeso. I due tipi dentro si lamentano, uno sta più fuori che dentro ha sfondato il parabrezza. l’altro accasciato sui sedili posteriori mugugna una lingua sua. Chi cazzo ti capisce. mi incammino, con passo svelto. Qualcuno li vedrà, chiamerà l’ambulanza, poi la polizia, gli chiederanno i documenti, capiranno che la macchina è stata rubata, mentre io già sarò nel letto a finire di smaltire l’accumulo della serata, uau che serata. E che mattinata che mi aspetta, domani: potrò entrare in commissariato aprendo di colpo la porta e dire, con volto teatrale: Mi hanno rubato la macchina!

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