Non si può proprio più andare avanti così…

Sono le 18e50, tra dieci minuti finisco. Ancora penso a quell’unico bambino che oggi mi ha scoperto: “Non sei quello vero, la barba è di plastica.” Mi aveva detto circondato da altri che invece strabuzzavano gli occhi e mi guardavano affascinati. Allora la madre di quel marmocchio si era intrufolata tra la folla di bambini e lo aveva tirato a se proprio mentre cercava di arrivarmi alla barba per svelare il trucco. Ci siamo guardati negli occhi, io e la madre. Lei ha sorriso e lo ha portato via.
“Papà papà! Quello non è il vero Babbo Natale.” sentii il marmocchio frignare.
“Mah! Lo pagheranno anche in nero.” disse il padre rivolto più alla moglie che al figlio.
“Smettila di fare il poliziotto anche quando non sei in servizio.” disse la moglie e si allontanarono dal trono di Babbo Natale.

Sono le 19, saluto tutti con un Oh oh oh! e vado via. Dietro l’angolo tolgo il costume e lo metto nella mio inseparabile borsone pota tutto.
Squilla il telefonino: “Si? Ok, a che ora? Ok, tra poco sono li.” Un appuntamento al Night, stasera qualcuno ha richiesto i miei servigi. Da Babbo Natale a poliziotto fetish. Ecco come tiro avanti questo periodo. A pasqua sarò Coniglietto Pasquale e sempre, occasionalmente, poliziotto fetish. E io che ho studiato per diventare attore di teatro!
Passo a casa, infilo nel borsone il costume per il privè. Arrivo al Night. Chissà quale donna annoiata vuole farsi strusciare dal poliziotto fetish il 23 di Dicembre. Entro. Guardo negli occhi la donna seduta sul divanetto blu. Riconosco lo sguardo: è la madre del bambino anarchico di oggi pomeriggio. Sorrido: la moglie del poliziotto che prenota il poliziotto fetish. Dentro di me rido e piango: questi luridi lavori mi stanno moralmente distruggendo. La faccio divertire ballando, giocando con le manette e tutte le altre cazzate che piacciono tanto alle clienti. Rimango al Night dopo l’appuntamento, mi bevo la metà di quello che ho guadagnato oggi facendo il Babbo Natale e tutto quello che ho racimolato col privè.

Sono le 9e30 di mattina e non sono tornato a casa a dormire, l’alcool ha vinto e mi ha tenuto sveglio, ora sono ubriaco, totalmente pendente e tra mezz’ora sarò anche Babbo Natale. Arrivo vicino la piazza. Mi vien da vomitare. Arraffo il costume dal borsone. Che vita di merda. Mi vesto incastrandomi più volte nei pantaloni rossi e larghi e poi via, verso i figli delle donne annoiate.

Sono le 10, eccomi al centro della piazza vicino al trono di Babbo Natale. I bambini, però, non mi vengono incontro felici. Alcune mamme trascinano via i propri pargoli coprendogli gli occhi. Sono tutti a bocca aperta. Che vogliono? Abbasso lo sguardo, mi osservo. Scarpe a punta nero lucide, pantaloni rossi e larghi, maglietta aderente di rete nera con buco ad altezza capezzoli, stella da sceriffo dorata, manette e frustino agganciate alla cintura. In testa il cappello di Babbo Natale.

Sono le 10 e 1 minuto, e non si può proprio più andare avanti così.
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